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Dislipidemia PPARs e sindome metabolica
Scritto da Stagnaro Sergio   
Indice
Inizio
Fattori di rischio
PPARs: sottotipi
Conclusione e Bibliografia
Bibliografia 2
Bibliografia 3 e Commenti
Articolo completo

La sindrome metabolica, classica e "variante", è una definizione usata per indicare la presenza di 3 o più dei 5 fattori di rischio in uno stesso paziente (30):

  • 1. obesità addominale e circonferenza al tronco per gli uomini maggiore di 102 cm e per le donne superiore a 88 cm:
  • 2. elevata trigliceridemia, definita uguale o maggiore di 150 mg/dL;
  • 3. ridotti valori di colesterolo HDL; in genere, secondo le linee guida dell’Adult Treatment Panel (ATP)-III, il HDL-Ch. è ridotto quando è inferiore a 40 mg/dL; sono differenti i valori per uomini e donne: per i primi valori inferiori a 40 mg/dl, mentre meno di 50 mg/dl per le donne;
  • 4. pressione arteriosa elevata, definita in accordo ai valori inferiori a quelli usualmente accettati per definire l’ipertensione arteriosa sopra i 130 mmHg o la diastolica superiore a 85 mmHg.;
  • 5. glicemia a digiuno uguale o superiore a 110 mg/dl (10,15).

Dal punto di vista semeiotico-biofisico, si parla di sindrome metabolica se è dimostrato uno squilibrio tra l’attività microcircolatoria pancreatica e quella del fegato, tessuto adiposo e tessuto muscolare scheletrico nel Periodo dell’Assorbimento e del Post-Assorbimento, ampiamente descritto nei particolari nel sito (33 b).
Sono completamente d’accordo, dal punto di vista della Semeiotica Biofisica, con le 2001 ATP III guidelines, che esigono da parte dei medici una particolare attenzione sull’importanza di considerare, e trattare, i fattori di rischio della CAD dovuti alla sindrome metabolica come un metodo terapeutico per la riduzione di siffatti rischi (16).
Inoltre, noi dobbiamo considerare il diabete mellito tipo 2 come "equivalente di rischio della cardiovascolopatia", a patto che sia presente il Reale Rischio di CAD (32), argomento della mia Lecture al prossimo V Virtual International Congress of Cardiology (Presidente Prof. Jorge Sanagua, Fed. Argentina de Cardiologia, FAC).
In conclusione, i pazienti con diabete tipo 2 sono considerati come individui ad aumentato rischio, equivalente a quello di coloro che hanno già sofferto di una cardiopatia, ma solo in presenza del Reale Rischio di CAD, da me descritto vent’anni fa (31).

PPARs e Sindrome Metabolica, classica e "variante"
Nella patogenesi della sindrome metabolica sono interessati il sovrappeso, l’inattività fisica e la dieta ricca di carboidrati in alcuni individui in cui l’introduzione di idrati di carbonio costituisce più del 60% dell’assunzione calorica totale.
Accanto alle cause acquisite come queste, ci sono cause genetiche, che non sono state ancora chiaramente definite dagli autori di tutto il mondo; io ho suggerito, ormai da più di vent’anni, che il fattore genetico è rappresentato dall’Istangiopatia Congenita Acidosica Enzimo-Metabolica-a (ICAEM-a ), illustrata in questo sito (33-37) ed in precedenti articoli (27- 29).
Dal punto di vista biologico-molecolare, tuttavia, la nostra conoscenza della sindrome metabolica è migliorata dalla scoperta dei recettori nucleari attivati dai proliferatori perossisomiali (PPARs) (17-20).
I PPARs sono fattori di trascrizione attivati da ligandi, che appartengono alla superfamiglia di recettori nucleari, che include anche i recettori degli steroidi e dell’ormone tiroideo. In quanto fattori di trascrizione, i PPARs regolano l’espressione di numerosi geni e intervengono sul controllo della glicemia, del metabolismo lipidico, sul tono vascolare e sull’infiammazione.




 

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