FCE News https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=category&id=95&Itemid=191 Tue, 21 Jun 2016 09:57:42 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it Cosa ne pensate della Nota 13? https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2177:cosa-ne-pensate-della-nota-13&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2177:cosa-ne-pensate-della-nota-13&catid=95&Itemid=191 Capita sempre più spesso di sentire medici di Medicina Generale e talvolta anche cardiologi esprimere un parere abbastanza netto sulla nota 13: serve solo a far risparmiare soldi al SSN. Sono un medico di base con una formazione di ricercatore avendo lavorato per 5 anni alla ricerca prima di optare per la MG e voglio riassumere in questo lavoro quanto ho trovato pro e contro la rimborsabilità delle statine. Ho evitato di tirare le somme di quanto esposto per sentire il parere di tutti coloro che vorranno partecipare al dibattito.
Ogni contributo per aggiungere altri aspetti è auspicabile.]]> [email protected] (Vincenzo Pisante) Cardiologia Fri, 19 Dec 2008 11:02:05 +0000 Contraccettivi di terza generazione associati ad aumento del rischio cardiovascolare https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1953:contraccettivi-di-terza-generazione-associati-ad&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1953:contraccettivi-di-terza-generazione-associati-ad&catid=95&Itemid=191 Lo studio dell’IRCCS materno infantile Burlo Garofolo di Trieste mette in evidenza effetti collaterali indotti da farmaci considerati più sicuri dei precedenti.]]> [email protected] (Cristina Serra) Cardiologia Tue, 04 Nov 2008 12:21:27 +0000 Ictus cerebrale: individuata la possibilità di riparazione cellulare https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1949:ictus-cerebrale-individuata-la-possibilit-di&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1949:ictus-cerebrale-individuata-la-possibilit-di&catid=95&Itemid=191 L'Università di Torino ha contribuito in maniera determinante.

Per la prima volta un gruppo di ricercatori italiani individua una concreta possibilità di rimediare alla perdita cellulare alla base di malattie neurodegenerative acute (quali l’ictus o il trauma cerebrale) e croniche (quali la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer). ]]> [email protected] (Eva Ferra) Cardiologia Tue, 04 Nov 2008 10:04:41 +0000 Quando la stabilità scorre nelle vene: scoperto in IFOM un importante meccanismo per la stabilizzazione del sistema vascolare https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1629:quando-la-stabilit-scorre-nelle-vene&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1629:quando-la-stabilit-scorre-nelle-vene&catid=95&Itemid=191 Scoperto in Italia un importante meccanismo che garantisce le regole di convivenza tra le cellule dei vasi sanguigni, stabilizzando il sistema vascolare. Rilevanti le implicazioni applicative non solo per tumori ma anche per infarto, ictus e patologie infiammatorie: la ricerca pubblicata su Nature Cell Biology.

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]]> [email protected] (Elena Bauer) Cardiologia Tue, 29 Jul 2008 12:52:35 +0000 Anche bassi livelli di polveri fini (PM 2.5) possono causare l'ictus https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1521:anche-bassi-livelli-di-polveri-fini&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1521:anche-bassi-livelli-di-polveri-fini&catid=95&Itemid=191 Studiosi della University of Michigan School of Public Health e della University of Michigan Stroke Program hanno studiato l'effetto dell'esposizione a breve termine alle polveri fini (PM 2.5) sull'incidenza sia dell'ictus ischemico che degli attacchi ischemici transitori (TIA). 
I risultati hanno mostrato che a livelli relativamente bassi di polveri fini corrisponde un lieve aumento dell'incidenza dell'ictus/TIA. Studi sperimentali hanno già dimostrato che l'esposizione acuta alle polveri PM 2.5 può aumentare il rischio di accidenti cerebrovascolari attraverso uno spasmo arterioso ed un aumento della viscosità del sangue. 
Come sottolineano gli autori, i risultati di questa ricerca hanno un'importanza molto rilevante perché la maggior parte delle persone è esposta a bassi livelli di PM 2.5 ed anche più alti. Il pur lieve aumento di incidenza dell'ictus/TIA, infatti, interessando un numero così elevato di soggetti, potrebbe invece avere un enorme impatto sulla salute pubblica. Negli USA l'ictus rappresenta la terza causa di morte. 
Sebbene lo studio fosse focalizzato sulle polveri fini, anche l'ozono ha mostrato una correlazione significativa con l'ictus/TIA. 
In conclusione, anche questi risultati sottolineano che non esistono livelli di inquinanti che possano essere ritenuti sicuri per la salute delle popolazioni e che i limiti imposti servono esclusivamente a "mitigare il danno".

 

Even Low Levels of Air Pollution May Pose Stroke Risk. Annals of Neurology, published online May 28, 2008.

Giovanni Ghirga 
Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute (Lazio)

]]> [email protected] (Giovanni Ghirga) Cardiologia Mon, 30 Jun 2008 18:37:16 +0000 Un robot e un campo magnetico per la cura delle aritmie https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1384:un-robot-un-campo-magnetico-per&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1384:un-robot-un-campo-magnetico-per&catid=95&Itemid=191 Un sofisticato sistema robotizzato che consente un ulteriore passo avanti nel trattamento delle aritmie e in tutte quelle terapie che si basano sull'elettrostimolazione del cuore. Si chiama Stereotaxis, ed utilizza due giganteschi magneti che, spostandosi nella sala operatoria, permettono di guidare all'interno del corpo del paziente un catetere con una punta metallica: il medico ne controlla i movimenti con un joystick da una sofisticata sala controllo.
Operativo da alcuni giorni in Humanitas - dove date le sue dimensioni e l'enorme peso, determinato dai giganteschi magneti, si sono resi necessari l'ampliamento e particolari opere di consolidamento dei pilastri - è uno dei primi macchinari del suo genere ad essere installato non solo in Italia ma in Europa.
Una delle novità assolute è il sistema di ricostruzione tridimensionale dell'area dell'intervento, che consente al medico di orientarsi e spostarsi nel corpo del paziente con una precisione mai raggiunta prima. La Stereotaxis di Humanitas è infatti equipaggiata con un sistema che consente di effettuare immagini radiografiche digitali tridimensionali dell'area in cui sta operando; un angio-CTscan, un particolare sistema TAC che effettua una scansione del torace del paziente direttamente all'inizio della procedura; e, infine, il CARTO MERGE, un navigatore satellitare che fornisce la posizione esatta del catetere rispetto alla 'mappa' tridimensionale del corpo del paziente. "Combinando il momento diagnostico con quello terapeutico - spiega il dott. Maurizio Gasparini, responsabile dell'Unità di Operativa di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione di Humanitas, uno dei maggiori esperti europei nell'impianto di defibrillatori bi ventricolari, elettrofisiologia ed impianti di pace-maker, autore anche di linee guida internazionali - questo sistema consente di curare con la massima precisione ed efficacia le aritmie, e fra queste in particolare una delle più diffuse, la fibrillazione atriale. Grazie alla precisione e alla flessibilità dei movimenti e all'accuratezza del sistema di navigazione non esisteranno più punti del corpo non raggiungibili, e questo ci consentirà di affrontare casi sempre più complessi".


In tutto il mondo i casi di fibrillazione atriale sono oltre 7 milioni, con 700 mila nuovi pazienti all'anno. Soltanto in Italia riguarda circa 500 mila persone, in particolare al di sopra dei 70 anni. Si tratta di un segnale elettrico anomalo che altera il normale ritmo cardiaco, creando una sorta di 'confusione elettrica' che porta il cuore a battere in modo veloce, disordinato e poco efficiente. Una delle terapie più efficaci per questo problema è la cosiddetta 'ablazione', che consiste nel provocare appositamente, mediante un'energia a radiofrequenza , minuscole lesioni nella parete dell'atrio sinistro del cuore, dove si genera la maggior parte degli impulsi che provocano la fibrillazione atriale. In questo modo si isolano le cellule responsabili dell'anomalia, bloccando la trasmissione dell'impulso scorretto.
La complessità di questo intervento sta proprio nell'individuare ed isolare elettricamente il gruppo di cellule coinvolte nella malattia. "La Stereotaxis - continua Gasparini - gestisce in modo informatizzato l'inserimento e il posizionamento del catetere.
La sua testa metallica, dalla quale viene emessa l'energia a radiofrequenza che produce le lesioni mirate, viene risucchiata dal campo magnetico e condotta dolcemente anche lungo i percorsi più tortuosi. Il movimento del catetere è controllato dal computer, che ne impedisce un avanzamento eccessivo una volta in contatto con la parete dell'atrio. Inoltre il sistema di 'mappatura' del corpo del paziente, basato su una serie di rilevamenti compiuti all'inizio dell'intervento, consente una considerevole riduzione dell'utilizzo dei raggi X. Ci aspettiamo anche una significativa riduzione della durata dei trattamenti (normalmente 4-5 ore), in particolare nei casi in cui occorre ritornare nei punti dove si è già intervenuti, per perfezionare la lesione o effettuare una stimolazione.
Il sistema di 'navigazione satellitare' del nuovo dispositivo consente infatti di registrare le coordinate delle singole aree di intervento: con un semplice comando possiamo così ordinare ai magneti di riportare il catetere esattamente in quel punto". Oltre al suo impiego prevalente nel settore dell'elettrofisiologia ed elettrostimolazione del cuore, questo dispositivo potrà trovare importanti applicazioni anche nelle cura delle occlusioni coronariche e in neuroradiologia o nei casi più complicati di re sincronizzazione cardiaca.

 

Istituto Clinico Humanitas
Walter Bruno
tel. 02.8224.2415 - 347.9905826

]]> [email protected] (Walter Bruno) Cardiologia Wed, 21 May 2008 00:00:00 +0000 La terapia medica dello scompenso cardiaco nell’anziano https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=768:la-terapia-medica-dello-scompenso-cardiaco&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=768:la-terapia-medica-dello-scompenso-cardiaco&catid=95&Itemid=191 Lo scompenso cardiaco è ormai considerato una sindrome “epidemica”, in ragione della sua diffusione, della persistente severità della prognosi e degli elevati costi di cura ad esso associati.
La maggior parte dei pazienti affetti da scompenso cardiaco è attualmente rappresentata da anziani, ovvero da soggetti oltre i 65 anni di età, e da vecchi, ovvero da soggetti oltre i 75, fenomeno, questo, in buona parte attribuibile al progressivo evidente incremento dell’età media della popolazione, ma anche ad un intrinseco maggior grado di morbilità cardiovascolare dei soggetti in età avanzata.
Diversi fattori distinguono lo scompenso cardiaco nell’anziano da quello che si manifesta in soggetti di più bassa fascia di età (1,2) (fig.1), ma, in modo particolare, in tema di trattamenti terapeutici, è significativa la poca rappresentazione di questi pazienti negli studi clinici che hanno testato le categorie di farmaci  raccomandati nei vari stadi della malattia, e, conseguentemente, il criterio spesso empirico con il quale questi farmaci vengono impiegati nella cura dei soggetti delle fasce di età più avanzate.]]> [email protected] ( Miceli Domenico) Cardiologia Tue, 18 Dec 2007 23:00:00 +0000 Gli italiani e le malattie cardiovascolari https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=795:gli-italiani-le-malattie-cardiovascolari&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=795:gli-italiani-le-malattie-cardiovascolari&catid=95&Itemid=191 Si è ridotto il rischio per gli italiani di ammalarsi e di morire per le malattie del cuore. Infatti, nel periodo 1980-2007, la quota di "nuovi casi" è passata, ogni 100 mila abitanti, per gli uomini da 293 a 146, e per le donne da 94 a 49,6.
Il rischio di morire è sceso in poco più di un decennio da 60,1 a 42, per 100 mila abitanti, nel complesso della popolazione; per le donne, tuttavia, il tasso di mortalità effettivo per malattie ischemiche del cuore, che tiene conto anche dell'età, indica un aumento consistente delle morti, da 106,9 a 121,5 per 100 mila abitanti.
Aumentano le persone che sono sopravvissute all'insorgere di una patologia cardiaca, e sono, infatti, 2,6 milioni le persone che dichiarano di convivere con una patologia del cuore. Di questi, gli anziani sono oltre il 60%, i residenti al Nord più del 46% e il 53% sono maschi.
Al crescere dell'età aumenta il rischio di ammalarsi, poiché si passa dal 4,5% di affetti da patologie a danno del cuore tra i 55-60enni, al 7,4% tra i 60-64anni, a 10,7% tra i 65-74enni, sino al 17,2% tra i 75 anni e più; e pertanto in una società "anziana" come la nostra l'attenzione a questa tipologia di malattie deve restare vigile. ]]> [email protected] (Centro Studi Investimenti Sociali) Cardiologia Wed, 28 Nov 2007 15:57:15 +0000 L'insufficienza Venosa Cronica nell'obeso https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=749:insufficienza-venosa-cronica-nell-obeso&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=749:insufficienza-venosa-cronica-nell-obeso&catid=95&Itemid=191 L’Insufficienza Venosa Cronica (IVC) è una condizione morbosa che il medico incontra frequentemente nella sua pratica quotidiana.
Nei paesi occidentali si stima che la prevalenza della IVC superi il 40% della popolazione adulta, mentre nei paesi del terzo mondo, quali Africa, Asia e Oceania, l’Insufficienza Venosa Cronica è quasi completamente sconosciuta. Tale prevalenza aumenta con il passare degli anni, raggiungendo l’apice della curva in corrispondenza della sesta, settima decade di vita, e sembra essere da 2 a 3 volte più frequente nel sesso femminile rispetto al sesso maschile.
In Europa si stima che il 25% della popolazione è affetta dalla malattia varicosa, considerata nei suoi vari aspetti dalle teleangiectasie alle varicole, dalle varici tronculari all’ulcera varicosa.
In particolare studi epidemiologici di Widmer in Svizzera (1), di Mimica in Iugoslavia (2), di Wienert in Germania (3), di Jimenez Cossio in Spagna (4), hanno messo in evidenza come circa il 2% della popolazione europea sia affetta da varici tronculari, nelle quali è indicato un qualche trattamento, sia esso medico o chirurgico o sclerosante o compressivo. ]]> [email protected] (Botta Giuseppe) Cardiologia Fri, 09 Nov 2007 14:12:33 +0000 Il trattamento laser endovenoso della grande safena https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=738:il-trattamento-laser-endovenoso-della-grande&catid=95&Itemid=191 https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=738:il-trattamento-laser-endovenoso-della-grande&catid=95&Itemid=191 Quattro anni d'esperienza

Nel trattamento dei pazienti con varici degli arti inferiori sono state proposte negli ultimi anni nuove procedure di obliterazione delle vene varicose che utilizzano dei mezzi fisici, quali la luce laser e la radiofrequenza, in alternativa alla chirurgia demolitiva ed alla chirurgia emodinamica conservativa. Il trattamento laser endovenoso consiste nella obliterazione di una vena mediante energia luminosa di lunghezza d’onda specifica, veicolata da una fibra ottica all’interno della vena, dove l’energia luminosa viene trasformata dai cromofori bersaglio in energia termica.
Il calore provoca disidratazione e denaturazione delle proteine cellulari con necrosi coagulativa della parete venosa, cui consegue la stenosi cicatriziale fino alla completa scomparsa della vena.
Presso il Centro di Ricerca, Terapia e Riabilitazione Flebolinfologica dell’Università degli Studi di Siena, diretto dal Prof. Sergio Mancini, nel periodo compreso tra il 1 dicembre 2001 ed il 31 dicembre 2005 sono stati trattati con il laser endovenoso 150 pazienti, di cui 109 F (73%) e 41 M (27%), con età compresa tra i 24 e gli 80 anni ed una media di 54 anni. ]]> [email protected] (Botta Giuseppe et al.) Cardiologia Wed, 07 Nov 2007 00:00:00 +0000