FCE News https://fcenews.it/index.php 2013-12-28T00:38:02Z Joomla! 1.5 - Open Source Content Management CAMBIARE LA RIFORMA DELLE PENSIONI: NO ALLO SCALONE DI SEI ANNI 2011-12-15T15:54:09Z 2011-12-15T15:54:09Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133696:cambiare-la-riforma-delle-pensioni-no-allo-scalone-di-sei-anni-&catid=205:fce-informa Silvia Procaccini [email protected]

L’Anaao Assomed definisce sconcertante la riforma delle pensioni che, unica in Europa senza gradualità, crea un inaccettabile “scalone” costringendo molti soggetti, soprattutto quei giovani che pure si sostiene di volere difendere, a sei anni di lavoro in più a titolo semigratuito.

L’estremismo dimostrato dal Governo in questa materia, e solo in questa materia, con l’abolizione brutale delle pensioni di anzianità apre una questione sociale e richiede correttivi immediati. 

L’Anaao Assomed sottolinea gli effetti devastanti nel delicato settore della sanità pubblica di un mero innalzamento della asticella della età di quiescenza e del mancato turnover, sulla sicurezza delle cure e sull’occupazione dei giovani e chiede al Governo:

1)            di ripristinare perlomeno quota 100 per le pensioni di anzianità, già prevista dallo scalone “Maroni” cancellato nella passata legislatura, ma oggi largamente superato, con buona pace di quelle forze politiche che allora lo ritenevano eccessivo;

2)            di consentire il pensionamento anticipato a coloro che optano per il sistema contributivo in analogia con quanto previsto per le donne (57 anni e 35 di contributi fino al 31.12.2015 per chi opta per il sistema contributivo puro) in presenza di contribuzioni superiori a 3 volte il montante minimo. Il cittadino deve poter disporre di quanto versato che non può essere congelato dallo Stato che, manomettendo l’età pensionabile, di fatto sequestra parte della retribuzione dei lavoratori;

3)            di garantire una rivalutazione annua dei contributi versati (attualmente pari all’incremento del PIL nel precedente quinquennio) almeno pari al tasso di inflazione o al rendimento dei titoli di stato di durata ventennale;

4)            di eliminare le discriminazioni tra dipendenti pubblici e privati, in materia di uscita anticipata (non concessa ai dipendenti pubblici) e  pensionamento delle donne. Non si comprende perché una dottoressa o un’infermiera, soggetta a turni e mansioni usuranti in attività delicate, debbano restare al lavoro fino a 66 anni, mentre un’impiegata di banche o assicurazioni possa congedarsi prima;

5)            di consentire ai giovani la totale ricongiunzione di tutti i contributi versati in tutte le gestioni pubbliche e private, senza speculare sul precariato che costringe i giovani a contribuire in diversi istituti e casse previdenziali.

 Non servono i lavori forzati per rilanciare sviluppo ed occupazione né si può evitare di dedicare attenzione particolare al delicato settore della tutela della salute dei cittadini. 

____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed
[email protected] - www.anaao.it

L’Anaao Assomed definisce sconcertante la riforma delle pensioni che, unica in Europa senza gradualità, crea un inaccettabile “scalone” costringendo molti soggetti, soprattutto quei giovani che pure si sostiene di volere difendere, a sei anni di lavoro in più a titolo semigratuito.

L’estremismo dimostrato dal Governo in questa materia, e solo in questa materia, con l’abolizione brutale delle pensioni di anzianità apre una questione sociale e richiede correttivi immediati. 

L’Anaao Assomed sottolinea gli effetti devastanti nel delicato settore della sanità pubblica di un mero innalzamento della asticella della età di quiescenza e del mancato turnover, sulla sicurezza delle cure e sull’occupazione dei giovani e chiede al Governo:

1)            di ripristinare perlomeno quota 100 per le pensioni di anzianità, già prevista dallo scalone “Maroni” cancellato nella passata legislatura, ma oggi largamente superato, con buona pace di quelle forze politiche che allora lo ritenevano eccessivo;

2)            di consentire il pensionamento anticipato a coloro che optano per il sistema contributivo in analogia con quanto previsto per le donne (57 anni e 35 di contributi fino al 31.12.2015 per chi opta per il sistema contributivo puro) in presenza di contribuzioni superiori a 3 volte il montante minimo. Il cittadino deve poter disporre di quanto versato che non può essere congelato dallo Stato che, manomettendo l’età pensionabile, di fatto sequestra parte della retribuzione dei lavoratori;

3)            di garantire una rivalutazione annua dei contributi versati (attualmente pari all’incremento del PIL nel precedente quinquennio) almeno pari al tasso di inflazione o al rendimento dei titoli di stato di durata ventennale;

4)            di eliminare le discriminazioni tra dipendenti pubblici e privati, in materia di uscita anticipata (non concessa ai dipendenti pubblici) e  pensionamento delle donne. Non si comprende perché una dottoressa o un’infermiera, soggetta a turni e mansioni usuranti in attività delicate, debbano restare al lavoro fino a 66 anni, mentre un’impiegata di banche o assicurazioni possa congedarsi prima;

5)            di consentire ai giovani la totale ricongiunzione di tutti i contributi versati in tutte le gestioni pubbliche e private, senza speculare sul precariato che costringe i giovani a contribuire in diversi istituti e casse previdenziali.

 Non servono i lavori forzati per rilanciare sviluppo ed occupazione né si può evitare di dedicare attenzione particolare al delicato settore della tutela della salute dei cittadini. 

____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed
[email protected] - www.anaao.it

CODICE ROSSO PER LA SANITÀ ITALIANA 2011-12-13T16:06:48Z 2011-12-13T16:06:48Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133695:codice-rosso-per-la-sanita-italiana&catid=205:fce-informa Silvia Procaccini [email protected]

Allarme per la sanità italiana che in molte Regioni rischia di perdere a breve funzioni e servizi. 

A lanciarlo è l’Anaao Assomed che stigmatizza il sollievo manifestato dai politici e parte dell’opinione pubblica per il fatto che la sanità non è stata toccata dalla manovra economica del Governo Monti. Secondo l’Associazione, invece, la sanità è stata risparmiata solo in apparenza. Bisogna infatti tener conto dei ripetuti tagli lineari dei tre anni precedenti che, con i 5,5 miliardi già fissati per il 2014, porteranno complessivamente 25 miliardi di risorse in meno per il Ssn. 

Questo significa che presto tutte le Regioni, rispetto ad un fabbisogno destinato a rinnovarsi e a crescere per motivi epidemiologici e demografici, avranno i conti in deficit e saranno impossibilitate a garantire i LEA.

 Inoltre le manovre economiche e gli ultimi provvedimenti legislativi che hanno colpito il pubblico impiego, ignorando la specificità della sanità e che curare un malato è diverso da assolvere una pratica amministrativa, hanno colpito anche i medici e i dirigenti sanitari del Ssn determinando progressivi vuoti delle dotazioni organiche. 

Le condizioni di lavoro in molte Regioni sono diventate insostenibili. Si contano milioni di ore di lavoro aggiuntivo non retribuito a fronte di retribuzioni bloccate e impoverite, contratti di lavoro rinnegati e stravolti, precarizzazione e demansionamento degli incarichi dirigenziali, autonomia professionale sub iudice dei direttori generali delle aziende sanitarie. 

E ora l’ennesimo colpo alla categoria con l’abolizione delle pensioni di anzianità che costringerà migliaia di medici sempre più anziani ad affrontare turni di lavoro nei reparti di degenza, nei pronto soccorso, nelle sale operatorie e nelle terapie intensive, con buona pace dei 10 mila medici che attendono ancora di uscire dal tunnel del lavoro precario. 

L’Anaao Assomed chiede al nuovo Governo di prestare maggiore attenzione ai problemi della sanità pubblica e di tutelare un Ssn che fino ad oggi ha garantito tra le più alte aspettative di vita del mondo occidentale ai costi più contenuti.  

____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed

Allarme per la sanità italiana che in molte Regioni rischia di perdere a breve funzioni e servizi. 

A lanciarlo è l’Anaao Assomed che stigmatizza il sollievo manifestato dai politici e parte dell’opinione pubblica per il fatto che la sanità non è stata toccata dalla manovra economica del Governo Monti. Secondo l’Associazione, invece, la sanità è stata risparmiata solo in apparenza. Bisogna infatti tener conto dei ripetuti tagli lineari dei tre anni precedenti che, con i 5,5 miliardi già fissati per il 2014, porteranno complessivamente 25 miliardi di risorse in meno per il Ssn. 

Questo significa che presto tutte le Regioni, rispetto ad un fabbisogno destinato a rinnovarsi e a crescere per motivi epidemiologici e demografici, avranno i conti in deficit e saranno impossibilitate a garantire i LEA.

 Inoltre le manovre economiche e gli ultimi provvedimenti legislativi che hanno colpito il pubblico impiego, ignorando la specificità della sanità e che curare un malato è diverso da assolvere una pratica amministrativa, hanno colpito anche i medici e i dirigenti sanitari del Ssn determinando progressivi vuoti delle dotazioni organiche. 

Le condizioni di lavoro in molte Regioni sono diventate insostenibili. Si contano milioni di ore di lavoro aggiuntivo non retribuito a fronte di retribuzioni bloccate e impoverite, contratti di lavoro rinnegati e stravolti, precarizzazione e demansionamento degli incarichi dirigenziali, autonomia professionale sub iudice dei direttori generali delle aziende sanitarie. 

E ora l’ennesimo colpo alla categoria con l’abolizione delle pensioni di anzianità che costringerà migliaia di medici sempre più anziani ad affrontare turni di lavoro nei reparti di degenza, nei pronto soccorso, nelle sale operatorie e nelle terapie intensive, con buona pace dei 10 mila medici che attendono ancora di uscire dal tunnel del lavoro precario. 

L’Anaao Assomed chiede al nuovo Governo di prestare maggiore attenzione ai problemi della sanità pubblica e di tutelare un Ssn che fino ad oggi ha garantito tra le più alte aspettative di vita del mondo occidentale ai costi più contenuti.  

____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed

MANOVRA: INDEGNA LA STANGATA SULLE PENSIONI DI ANZIANITA’ PER MEDICI E DIRIGENTI DEL SSN 2011-12-13T16:04:13Z 2011-12-13T16:04:13Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133694:manovra-indegna-la-stangata-sulle-pensioni-di-anzianita-per-medici-e-dirigenti-del-ssn&catid=205:fce-informa Silvia Procaccini [email protected]

Dopo il blocco dei contratti e del congelamento delle retribuzioni, dopo il sequestro di parte della liquidazione ed il suo frazionamento in tre anni, dopo il prelievo straordinario del 5% e 10% sulle retribuzioni superiori a 90.000 e 150.000 euro, solo per i dipendenti pubblici, dopo tutte le altre leggi speciali che hanno colpito negli ultimi anni i dipendenti pubblici e quindi i medici e i dirigenti del Ssn, adesso arrivano i lavori forzati. Questo il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, alla manovra economica approvata ieri dal Consiglio dei Ministri. 

La riforma delle pensioni che, annullando ogni gradualità, prevede la possibilità di andare in pensione solo al raggiungimento dei 42 anni di contributi (41 per le donne) o all’età di 66 anni, in cui è fissata l’asticella della pensione di vecchiaia, e senza che sia ancora chiarito il meccanismo di penalizzazione in caso di uscita anticipata, è un durissimo colpo per il personale medico e dirigente del SSN. 

A fronte di condizioni di lavoro sempre più gravose per l’impoverimento delle piante organiche falcidiate dal blocco del turn-over, e sempre più difficili sul fronte della sicurezza e della qualità delle cure a causa dei profondi disservizi provocati dai tagli lineari per circa 20 mld di euro, in un colpo solo si aboliscono le pensioni di anzianità. 

In termini pratici si prospetta la possibilità per molti medici, anche quelli impegnati nei turni di lavoro più gravosi, di un allungamento della permanenza al lavoro anche di sei anni

Ed il passaggio al sistema contributivo, sia pure pro rata a partire dal 2012, comporterà una riduzione delle pensioni, che solo per i dipendenti pubblici tra cui i medici e i dirigenti sanitari, ed in spregio a qualsiasi forma di giustizia fiscale, sono già à gravate dal contributo di solidarietà e per le quali viene bloccato (oltre i 960 euro mensili) il recupero dell’inflazione.

 Ed inoltre, nessuna ridistribuzione è prevista per i giovani: solo tagli per chi deve andare in pensione.
L’Anaao Assomed è fortemente preoccupata per il futuro dei giovani e delle migliaia di precari che vedono sempre più lontano il loro momento di accesso e la loro stabilizzazione nel mondo del lavoro. Così come è preoccupata per le migliaia di medici obbligati a coprire con la loro professione e la loro fatica i vuoti provocati da tagli dissennati e da governi regionali irresponsabili ed anche per milioni di cittadini che vedranno abbattute le prestazioni essenziali e ristrette le loro tutele.

 ____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed

Dopo il blocco dei contratti e del congelamento delle retribuzioni, dopo il sequestro di parte della liquidazione ed il suo frazionamento in tre anni, dopo il prelievo straordinario del 5% e 10% sulle retribuzioni superiori a 90.000 e 150.000 euro, solo per i dipendenti pubblici, dopo tutte le altre leggi speciali che hanno colpito negli ultimi anni i dipendenti pubblici e quindi i medici e i dirigenti del Ssn, adesso arrivano i lavori forzati. Questo il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, alla manovra economica approvata ieri dal Consiglio dei Ministri. 

La riforma delle pensioni che, annullando ogni gradualità, prevede la possibilità di andare in pensione solo al raggiungimento dei 42 anni di contributi (41 per le donne) o all’età di 66 anni, in cui è fissata l’asticella della pensione di vecchiaia, e senza che sia ancora chiarito il meccanismo di penalizzazione in caso di uscita anticipata, è un durissimo colpo per il personale medico e dirigente del SSN. 

A fronte di condizioni di lavoro sempre più gravose per l’impoverimento delle piante organiche falcidiate dal blocco del turn-over, e sempre più difficili sul fronte della sicurezza e della qualità delle cure a causa dei profondi disservizi provocati dai tagli lineari per circa 20 mld di euro, in un colpo solo si aboliscono le pensioni di anzianità. 

In termini pratici si prospetta la possibilità per molti medici, anche quelli impegnati nei turni di lavoro più gravosi, di un allungamento della permanenza al lavoro anche di sei anni

Ed il passaggio al sistema contributivo, sia pure pro rata a partire dal 2012, comporterà una riduzione delle pensioni, che solo per i dipendenti pubblici tra cui i medici e i dirigenti sanitari, ed in spregio a qualsiasi forma di giustizia fiscale, sono già à gravate dal contributo di solidarietà e per le quali viene bloccato (oltre i 960 euro mensili) il recupero dell’inflazione.

 Ed inoltre, nessuna ridistribuzione è prevista per i giovani: solo tagli per chi deve andare in pensione.
L’Anaao Assomed è fortemente preoccupata per il futuro dei giovani e delle migliaia di precari che vedono sempre più lontano il loro momento di accesso e la loro stabilizzazione nel mondo del lavoro. Così come è preoccupata per le migliaia di medici obbligati a coprire con la loro professione e la loro fatica i vuoti provocati da tagli dissennati e da governi regionali irresponsabili ed anche per milioni di cittadini che vedranno abbattute le prestazioni essenziali e ristrette le loro tutele.

 ____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed

LPI ALLARGATA: CHIESTA LA PROROGA IN ATTESA DI SOLUZIONI STRUTTURALI 2011-12-13T15:57:15Z 2011-12-13T15:57:15Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133693:lpi-allargata-chiesta-la-proroga-in-attesa-di-soluzioni-strutturali&catid=205:fce-informa Silvia Procaccini [email protected]

LPI ALLARGATA: CHIESTA LA PROROGA IN ATTESA DI SOLUZIONI STRUTTURALI

Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria in vista della scadenza del 31 dicembre prossimo, hanno inviato una lettera al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, per chiedere la proroga dell’esercizio della libera professione intramoenia in forma allargata.

Ad oggi - si legge nella lettera - l’impossibilità di molte Regioni di soddisfare le condizioni strutturali e organizzative previste dalla legge, ha trasformato la cosiddetta intramoenia allargata nell’unica modalità organizzativa idonea a tutelare il diritto dei medici e dei sanitari all’esercizio della libera professione e quello dei pazienti alla scelta di uno specialista di fiducia. 

Le organizzazioni sindacali chiedono al Ministro di attivarsi affinchè la necessaria ulteriore proroga consenta tempi congrui alla soluzione strutturale della problematica sulla base dell’accordo Stato-Regioni del 18 novembre 2010.

ANAAO ASSOMED - CIMO-ASMD – AAROI-EMAC – FVM – FASSID – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI - UIL FPL FEDERAZIONE MEDICI – SDS SNABI – AUPI – UGL MEDICI - FEDERSPECIALIZZANDI

____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed
[email protected] - www.anaao.it

 

 

 

LPI ALLARGATA: CHIESTA LA PROROGA IN ATTESA DI SOLUZIONI STRUTTURALI

Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria in vista della scadenza del 31 dicembre prossimo, hanno inviato una lettera al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, per chiedere la proroga dell’esercizio della libera professione intramoenia in forma allargata.

Ad oggi - si legge nella lettera - l’impossibilità di molte Regioni di soddisfare le condizioni strutturali e organizzative previste dalla legge, ha trasformato la cosiddetta intramoenia allargata nell’unica modalità organizzativa idonea a tutelare il diritto dei medici e dei sanitari all’esercizio della libera professione e quello dei pazienti alla scelta di uno specialista di fiducia. 

Le organizzazioni sindacali chiedono al Ministro di attivarsi affinchè la necessaria ulteriore proroga consenta tempi congrui alla soluzione strutturale della problematica sulla base dell’accordo Stato-Regioni del 18 novembre 2010.

ANAAO ASSOMED - CIMO-ASMD – AAROI-EMAC – FVM – FASSID – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI - UIL FPL FEDERAZIONE MEDICI – SDS SNABI – AUPI – UGL MEDICI - FEDERSPECIALIZZANDI

____________________________________

silvia procaccini
responsabile ufficio stampa anaao assomed
[email protected] - www.anaao.it

 

 

 

INFEZIONI OSPEDALIERE:L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE IN ONCOLOGICIA 2011-12-13T15:52:45Z 2011-12-13T15:52:45Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133692:infezioni-ospedalierelimportanza-della-prevenzione-in-oncologicia&catid=205:fce-informa Lorella Salce [email protected]


Conference On nosocomial infections and cancer: esperti internazionali si riuniscono all’IRE
INFEZIONI OSPEDALIERE:
L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE IN ONCOLOGICIA
Sistemi di sorveglianza a misura delle caratteristiche epidemiologiche di ciascun reparto

 Roma, 12 dicembre 2011 – Le infezioni urinarie sono le più frequenti, seguite da polmoniti e infezioni da ferite chirurgiche. L’80% di tutte le infezioni “in corsia” riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Quelle del tratto urinario, da sole, raggiungono il 35-40%. Negli ultimi quindici anni però si sta assistendo ad un calo di questo tipo di infezioni, e a un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico. Le infezioni della ferita chirurgica, rappresentano dal 20 al 30% delle infezioni ospedaliere e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario.
In questo panorama, particolare attenzione la meritano i pazienti oncologici che presentano un rischio maggiore di infezione derivante principalmente dalle caratteristiche proprie della malattia tumorale e dalle terapie immunosoppressive necessarie. Oggi all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena in occasione del “First International Conference On nosocomial infections and cancer”, esperti internazionali si riuniscono per affrontare il problema in modo interdisciplinare.

Ogni anno in Europa sono circa 25.000 i decessi causati da infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che in Europa la resistenza agli antibiotici "di ultima linea" è in aumento. E’ ormai una realtà accertata in diversi paesi che la resistenza agli agenti patogeni che sono spesso all'origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta l'UE. In Italia, ad esempio, emerge come sia in preoccupante aumento la resistenza ai carpabenemi in Klebsiella pneumoniae, passata dal 1,4% del 2009 al 16% del 2010.I carbapenemi sono farmaci di “ultima generazione”utilizzati per infezioni gravi per cui l’antibiotico-resistenza è un vero rischio per la salute pubblica che necessita di sistemi di sorveglianza sempre più organizzati tra ospedali e governi regionali e nazionali.

 Esperti in malattie infettive, oncologia clinica, dermatologia e oncologia chirurgica si confrontano sulla difficoltà dell’utilizzo, in ambito oncologico, delle linee-guida per prevenire le infezioni ospedaliere, per la complessità della patologia e delle terapie. “Nonostante vengano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici - spiega Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Regina Elena e San Gallicano e coordinatore scientifico dell’evento - questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio, non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia ed ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie.”
“Per questi motivi - prosegue Toma -  le terapie anti-infettive nei pazienti oncologici sono particolarmente complesse ed ancor più difficili risultano le decisioni terapeutiche quando sono causate da germi multi-resistenti.”

“Il rischio clinico e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria  – afferma il Prof. Lucio Capurso, Direttore Generale IFO -  richiedono l’adozione e l’applicazione di protocolli di prevenzione in cui sono coinvolte figure professionali multidisciplinari a garanzia della sicurezza dei pazienti e per lo sviluppo di un sistema sanitario di qualità e vicino alle esigenze dei cittadini.”

Secondo gli esperti è fondamentale l’organizzazione di sistemi di sorveglianza che permettano di definire le caratteristiche epidemiologiche delle diverse strutture ospedaliere e dei diversi reparti. Solo con l’analisi dei dati locali si potranno valutare le necessità specifiche dei singoli centri e l’efficacia degli interventi.
Infine, nell’ambito del convegno viene presentata L'ANCIO - L'Associazione Nazionale Contro Infezioni Ospedaliere - una iniziativa nata in modo spontaneo dai pazienti sensibili al fenomeno.

Lorella Salce
Capo Ufficio Stampa
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena
Istituto Dermatologico San Gallicano

 


Conference On nosocomial infections and cancer: esperti internazionali si riuniscono all’IRE
INFEZIONI OSPEDALIERE:
L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE IN ONCOLOGICIA
Sistemi di sorveglianza a misura delle caratteristiche epidemiologiche di ciascun reparto

 Roma, 12 dicembre 2011 – Le infezioni urinarie sono le più frequenti, seguite da polmoniti e infezioni da ferite chirurgiche. L’80% di tutte le infezioni “in corsia” riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Quelle del tratto urinario, da sole, raggiungono il 35-40%. Negli ultimi quindici anni però si sta assistendo ad un calo di questo tipo di infezioni, e a un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico. Le infezioni della ferita chirurgica, rappresentano dal 20 al 30% delle infezioni ospedaliere e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario.
In questo panorama, particolare attenzione la meritano i pazienti oncologici che presentano un rischio maggiore di infezione derivante principalmente dalle caratteristiche proprie della malattia tumorale e dalle terapie immunosoppressive necessarie. Oggi all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena in occasione del “First International Conference On nosocomial infections and cancer”, esperti internazionali si riuniscono per affrontare il problema in modo interdisciplinare.

Ogni anno in Europa sono circa 25.000 i decessi causati da infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che in Europa la resistenza agli antibiotici "di ultima linea" è in aumento. E’ ormai una realtà accertata in diversi paesi che la resistenza agli agenti patogeni che sono spesso all'origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta l'UE. In Italia, ad esempio, emerge come sia in preoccupante aumento la resistenza ai carpabenemi in Klebsiella pneumoniae, passata dal 1,4% del 2009 al 16% del 2010.I carbapenemi sono farmaci di “ultima generazione”utilizzati per infezioni gravi per cui l’antibiotico-resistenza è un vero rischio per la salute pubblica che necessita di sistemi di sorveglianza sempre più organizzati tra ospedali e governi regionali e nazionali.

 Esperti in malattie infettive, oncologia clinica, dermatologia e oncologia chirurgica si confrontano sulla difficoltà dell’utilizzo, in ambito oncologico, delle linee-guida per prevenire le infezioni ospedaliere, per la complessità della patologia e delle terapie. “Nonostante vengano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici - spiega Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Regina Elena e San Gallicano e coordinatore scientifico dell’evento - questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio, non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia ed ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie.”
“Per questi motivi - prosegue Toma -  le terapie anti-infettive nei pazienti oncologici sono particolarmente complesse ed ancor più difficili risultano le decisioni terapeutiche quando sono causate da germi multi-resistenti.”

“Il rischio clinico e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria  – afferma il Prof. Lucio Capurso, Direttore Generale IFO -  richiedono l’adozione e l’applicazione di protocolli di prevenzione in cui sono coinvolte figure professionali multidisciplinari a garanzia della sicurezza dei pazienti e per lo sviluppo di un sistema sanitario di qualità e vicino alle esigenze dei cittadini.”

Secondo gli esperti è fondamentale l’organizzazione di sistemi di sorveglianza che permettano di definire le caratteristiche epidemiologiche delle diverse strutture ospedaliere e dei diversi reparti. Solo con l’analisi dei dati locali si potranno valutare le necessità specifiche dei singoli centri e l’efficacia degli interventi.
Infine, nell’ambito del convegno viene presentata L'ANCIO - L'Associazione Nazionale Contro Infezioni Ospedaliere - una iniziativa nata in modo spontaneo dai pazienti sensibili al fenomeno.

Lorella Salce
Capo Ufficio Stampa
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena
Istituto Dermatologico San Gallicano

 

UNA RETE DI ESPERTI CONTRO I PARASSITI 2011-10-19T08:05:10Z 2011-10-19T08:05:10Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=130055:una-rete-di-esperti-contro-i-parassiti&catid=205:fce-informa Associazione Giuseppe Dossetti [email protected]

  Le malattie parassitarie sono “malattie della povertà”. Si sviluppano prevalentemente dove non ci sono medici e ospedali, dove le condizioni igieniche e ambientali sono carenti. Pidocchi, zanzare, vermi colpiscono la salute di animali e dell’uomo soprattutto nei Paesi con clima caldo e tropicale  che non hanno molte risorse né acqua controllata. 

          Interrompere il circolo vizioso tra la povertà e le malattie parassitarie è uno degli obiettivi del Convegno “ Parassiti d’Italia. Una rete al servizio del SSN. Uomo + Animali = Una sola salute” organizzato a Roma dall’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it)   insieme alla SoIPa (Società Italiana di Parassitologia), il 20 e 21 ottobre 2011 a Palazzo Marini - Camera dei Deputati.  

          Venuti alla ribalta a seguito di “fannulloni” presenti nella Pubblica Amministrazione, i veri parassiti costituiscono, da migliaia di anni, un grave problema di Sanità Pubblica. Vivono a spese di un ospite, provocando rilevanti effetti sulla produzione e sulla salute. Si parla poco di questi ospiti indesiderati di uomini e animali, anche se le Università, l’Istituto Superiore di Sanità e le Aziende ospedaliere continuano a seguirli con interesse. 

          E’ ora di porsi in modo organico verso le malattie parassitarie e con piani di lotta che interessino, almeno per le malattie trasmissibili all’uomo tutto il territorio nazionale.  Nel Convegno si parlerà della necessità di attivare una rete di sorveglianza delle malattie parassitarie, sia dell’uomo che degli animali, in collaborazione con tutti gli Enti che si occupano di salute, ambiente, ricerca e istruzione. 

          Parola d’ordine del Convegno: “Uomo + animali = una sola salute”. “Occorre poi tenere presente - conclude  Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’ “Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori”- che la crescente immigrazione introduce vecchi e nuovi parassiti ed è fondamentale assicurare a tutte le persone che arrivano nel nostro Paese la possibilità di usufruire di cure adeguate senza aver paura di essere espulse o rifiutate. Servono interventi mirati e interdisciplinari per affrontare i risvolti umani oltre a quelli sanitari”.  


UFFICIO STAMPA Associazione Culturale Nazionale ONLUS "Giuseppe Dossetti: i Valori - Sviluppo e Tutela dei Diritti"
Presidente Ombretta Fumagalli Carulli
Segretario Nazionale Claudio Giustozzi

  Le malattie parassitarie sono “malattie della povertà”. Si sviluppano prevalentemente dove non ci sono medici e ospedali, dove le condizioni igieniche e ambientali sono carenti. Pidocchi, zanzare, vermi colpiscono la salute di animali e dell’uomo soprattutto nei Paesi con clima caldo e tropicale  che non hanno molte risorse né acqua controllata. 

          Interrompere il circolo vizioso tra la povertà e le malattie parassitarie è uno degli obiettivi del Convegno “ Parassiti d’Italia. Una rete al servizio del SSN. Uomo + Animali = Una sola salute” organizzato a Roma dall’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it)   insieme alla SoIPa (Società Italiana di Parassitologia), il 20 e 21 ottobre 2011 a Palazzo Marini - Camera dei Deputati.  

          Venuti alla ribalta a seguito di “fannulloni” presenti nella Pubblica Amministrazione, i veri parassiti costituiscono, da migliaia di anni, un grave problema di Sanità Pubblica. Vivono a spese di un ospite, provocando rilevanti effetti sulla produzione e sulla salute. Si parla poco di questi ospiti indesiderati di uomini e animali, anche se le Università, l’Istituto Superiore di Sanità e le Aziende ospedaliere continuano a seguirli con interesse. 

          E’ ora di porsi in modo organico verso le malattie parassitarie e con piani di lotta che interessino, almeno per le malattie trasmissibili all’uomo tutto il territorio nazionale.  Nel Convegno si parlerà della necessità di attivare una rete di sorveglianza delle malattie parassitarie, sia dell’uomo che degli animali, in collaborazione con tutti gli Enti che si occupano di salute, ambiente, ricerca e istruzione. 

          Parola d’ordine del Convegno: “Uomo + animali = una sola salute”. “Occorre poi tenere presente - conclude  Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’ “Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori”- che la crescente immigrazione introduce vecchi e nuovi parassiti ed è fondamentale assicurare a tutte le persone che arrivano nel nostro Paese la possibilità di usufruire di cure adeguate senza aver paura di essere espulse o rifiutate. Servono interventi mirati e interdisciplinari per affrontare i risvolti umani oltre a quelli sanitari”.  


UFFICIO STAMPA Associazione Culturale Nazionale ONLUS "Giuseppe Dossetti: i Valori - Sviluppo e Tutela dei Diritti"
Presidente Ombretta Fumagalli Carulli
Segretario Nazionale Claudio Giustozzi

BENE L’AUMENTO DEI PEDIATRI, MA IL PROBLEMA E’ IL SISTEMA FORMATIVO DEI MEDICI 2011-03-21T11:58:50Z 2011-03-21T11:58:50Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=125113:bene-laumento-dei-pediatri-ma-il-problema-e-il-sistema-formativo-dei-medici&catid=205:fce-informa pratis [email protected]

Il problema della carenza prossima di medici, che l’Anaao Assomed insieme a tutte le sigle sindacali di categoria aveva posto tra i motivi dello sciopero del 19 luglio dello scorso anno contro la legge 122, è tornato alla ribalta della cronaca. 

Bene l’aumento dei posti di specializzazione nelle scuole di Pediatria annunciato dal ministro Fazio anche se non risolve il problema delle mancate assunzioni, che aumentano la precarietà fino ad oltre 40 anni di età e mettono a rischio il sistema dell’emergenza nell’età evolutiva, soprattutto in assenza di integrazione ospedale territorio, e della fuga dalla pediatria ospedaliera a quella convenzionata, dettata da maggiori vantaggi economici e minori disagi di un lavoro sempre più rischioso in strutture spesso obsolete. 

La questione ovviamente non riguarda solo i pediatri e non può essere affrontata solo aumentando il numero di alcuni specialisti. La soluzione non può essere che anticipare l’incontro tra sistema formativo e sistema assistenziale cui fornire la quantità e qualità di medici necessarie alla sua missione. Pena l’aumento notevole del rischio di errori medici e conflittualità locali. 

Il servizio sanitario non può aspettare 11 anni per avere un pediatra o un chirurgo o un internista, peraltro in formato grezzo, in condizioni subalterne ad un mondo accademico autoreferenziale che si considera variabile indipendente del sistema.

 

silvia procaccini

responsabile ufficio stampa anaao assomed

[email protected]

www.anaao.it

Il problema della carenza prossima di medici, che l’Anaao Assomed insieme a tutte le sigle sindacali di categoria aveva posto tra i motivi dello sciopero del 19 luglio dello scorso anno contro la legge 122, è tornato alla ribalta della cronaca. 

Bene l’aumento dei posti di specializzazione nelle scuole di Pediatria annunciato dal ministro Fazio anche se non risolve il problema delle mancate assunzioni, che aumentano la precarietà fino ad oltre 40 anni di età e mettono a rischio il sistema dell’emergenza nell’età evolutiva, soprattutto in assenza di integrazione ospedale territorio, e della fuga dalla pediatria ospedaliera a quella convenzionata, dettata da maggiori vantaggi economici e minori disagi di un lavoro sempre più rischioso in strutture spesso obsolete. 

La questione ovviamente non riguarda solo i pediatri e non può essere affrontata solo aumentando il numero di alcuni specialisti. La soluzione non può essere che anticipare l’incontro tra sistema formativo e sistema assistenziale cui fornire la quantità e qualità di medici necessarie alla sua missione. Pena l’aumento notevole del rischio di errori medici e conflittualità locali. 

Il servizio sanitario non può aspettare 11 anni per avere un pediatra o un chirurgo o un internista, peraltro in formato grezzo, in condizioni subalterne ad un mondo accademico autoreferenziale che si considera variabile indipendente del sistema.

 

silvia procaccini

responsabile ufficio stampa anaao assomed

[email protected]

www.anaao.it

ACCORDO SU TEMPI LAVORO: UNA INTESA POSITIVA SE ESTESA AL SSN 2011-03-21T11:51:27Z 2011-03-21T11:51:27Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=125112:accordo-su-tempi-lavoro-una-intesa-positiva-se-estesa-al-ssn-&catid=205:fce-informa pratis [email protected]

L’Anaao Assomed valuta positivamente l’intesa sulla conciliazione dei tempi di lavoro e cura familiare raggiunta tra il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e le confederazioni sindacali augurandosi che all’accordo facciano seguito reali provvedimenti a favore delle lavoratrici madri ed auspicando che esso non escluda il settore pubblico. 

In Sanità è evidente un conflitto, latente o manifesto, tra sistema dei diritti ed organizzazione del lavoro, favorito da politiche governative, ed aziendali, che negano di fatto il part-time e la sostituzione delle gravidanze al di là delle enunciazioni di principio sulla flessibilità e sul valore sociale della maternità.  

Confidiamo, pertanto, di non trovarci di fronte all’ennesima mera iniziativa di facciata, indirizzata a recuperare consensi dopo continui e reiterati tentativi da parte del Governo di ridimensionare il ruolo dei lavoratori e delle istituzioni che li rappresentano  e di negare le differenze di genere. 

Per i Medici tale intesa, se e quando estesa al SSN, può rappresentare uno strumento utile a contrastare l’attuale fuga in quiescenza e la carenza che si evidenzierà nei prossimi anni considerando anche la crescente femminilizzazione della professione cui occorre rispondere con modifiche organizzative che garantiscano maggiore flessibilità nella gestione del tempo di lavoro senza perdere diritti acquisiti.

 

silvia procaccini

responsabile ufficio stampa anaao assomed

[email protected]

www.anaao.it

L’Anaao Assomed valuta positivamente l’intesa sulla conciliazione dei tempi di lavoro e cura familiare raggiunta tra il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e le confederazioni sindacali augurandosi che all’accordo facciano seguito reali provvedimenti a favore delle lavoratrici madri ed auspicando che esso non escluda il settore pubblico. 

In Sanità è evidente un conflitto, latente o manifesto, tra sistema dei diritti ed organizzazione del lavoro, favorito da politiche governative, ed aziendali, che negano di fatto il part-time e la sostituzione delle gravidanze al di là delle enunciazioni di principio sulla flessibilità e sul valore sociale della maternità.  

Confidiamo, pertanto, di non trovarci di fronte all’ennesima mera iniziativa di facciata, indirizzata a recuperare consensi dopo continui e reiterati tentativi da parte del Governo di ridimensionare il ruolo dei lavoratori e delle istituzioni che li rappresentano  e di negare le differenze di genere. 

Per i Medici tale intesa, se e quando estesa al SSN, può rappresentare uno strumento utile a contrastare l’attuale fuga in quiescenza e la carenza che si evidenzierà nei prossimi anni considerando anche la crescente femminilizzazione della professione cui occorre rispondere con modifiche organizzative che garantiscano maggiore flessibilità nella gestione del tempo di lavoro senza perdere diritti acquisiti.

 

silvia procaccini

responsabile ufficio stampa anaao assomed

[email protected]

www.anaao.it

Nuova terapia contro le malattie renali nei bambini 2011-03-21T11:49:21Z 2011-03-21T11:49:21Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=125111:nuova-terapia-contro-le-malattie-renali-nei-bambini&catid=205:fce-informa pratis [email protected]

Il Gaslini applica e valida un farmaco biologico che sostituisce le terapie esistenti eliminandone gli effetti tossici.

La somministrazione della terapia avviene una volta ogni 6-12 mesi con importanti vantaggi nella vita dei piccoli pazienti, a fronte di scarsi effetti collaterali.

Nel 10 % dei casi è stata ottenuta la stabile remissione della malattia.

I ricercatori dell’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi, Trapianto dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, al termine di uno studio durato 3 anni, hanno dimostrato che l’uso di un farmaco biologico (utilizzato in precedenza per le malattie del sangue) può fermare, stabilizzandola, la sindrome nefrosica, malattia renale che fino ad oggi produceva effetti devastanti sulla vita di tanti piccoli pazienti. Lo studio realizzato al Gaslini, che si è avvalso della partecipazione di centri di eccellenza nazionali ed internazionali - Università di Calgary (CN), e Università di Milano, Padova e Brescia - apparirà sulla prestigiosa rivista “Clinical  Journal american Society Nephrology”.

“La sindrome nefrosica è una delle più frequenti malattie renali in età pediatrica – spiega il dottor Gian Marco Ghiggeri, Direttore dell’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi, Trapianto del Gaslini – colpisce 1 paziente su 50.000 e può presentare problemi di terapia. Nella grande maggioranza dei casi richiede lunghi cicli terapeutici (che in genere durano anni) con farmaci steroidei ed immunodepressori, che creano effetti collaterali devastanti per i bambini: cataratta, osteoporosi, arresto della crescita, ipertensione arteriosa. Questa scoperta nasce a 50 anni dalla validazione delle prime terapie per la sindrome nefrosica, che allora all’avanguardia, presentano oggi limiti inaccettabili a causa degli effetti collaterali”.

La ricerca - basata sul principio scientifico della randomizzazione - dimostra per la prima volta l’utilità della terapia biologica nella sindrome nefrosica, che di fatto sostituirà le altre terapie in uso. “Un’Importante novità è la somministrazione degli anticorpi monoclonali, che avviene una volta ogni 6-12 mesi, con enormi vantaggi nella vita dei piccoli pazienti – spiega il dottor Gian Marco Ghiggeri – sia dal punto di vista delle complicanze fisiche, che vengono notevolmente ridotte, sia dal punto di vista psicologico: eliminare la necessità della cura quotidiana, permette a molti pazienti una nuova vita senza l’incubo giornaliero della dipendenza dalle “pillole” e l’ansia dei genitori sul loro effetto”.
Nel 10 % dei casi è stata ottenuta la stabile remissione della malattia.

“Questa scoperta è il naturale completamento del lavoro pionieristico realizzato al Gaslini dalla professoressa Rosanna Gusmano, recentemente scomparsa, e ben si inserisce nella tradizione dell’Istituto” ha sottolineato il Direttore Generale del Gaslini dottor Paolo Petralia.  “La scoperta cade a quarant’anni dalla prima dialisi in un bambino effettuata al Gaslini nel 1969 dalla professoressa Gusmano – aggiunge il dottor Petralia - ricordiamo oggi quella procedura che significò l’inizio di una nuova vita per tanti piccoli pazienti, che prima di allora non avevano possibilità di sopravvivenza. Siamo orgogliosi di presentare oggi un’altra tappa fondamentale per la cura delle malattie renali pediatriche”.

La terapia si basa su una nuova interpretazione della genesi della malattia renale che - in soggetti predisposti - può essere determinata da un eccesso di risposta ad infezioni, causate da agenti esogeni (batteri, virus).
Osservazioni casuali avevano recentemente suggerito che l’eliminazione di cellule del sangue, note come linfociti B, potesse contribuire a mantenere una stabile normalità in piccoli pazienti affetti da sindrome nefrosica.
 “La ricerca condotta presso l’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi e Trapianto del Gaslini – conclude Ghiggeri - ha dimostrato per la prima volta che la terapia biologica con un anticorpo monoclonale, prodotto in laboratorio da cellule murine e rivolto verso i linfociti B umani (anticorpo anti CD20, Rituximab),produce una stabile remissione della sindrome nefrosica e permette la sospensione delle altre terapie a base di cortisone ed immunodepressori”.


L’UOC  Nefrologia, Dialisi, Trapianto 

L’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi, Trapianto del Gaslini consiste di una parte diagnostica/terapeutica  con degenza (15 letti, circa 1200 pazienti/anno) ed un Day Hospital su cui gravitano circa 1200-1300 pazienti/anno per un totale di 2500 pazienti all’anno.
La maggior parte dei pazienti (85-90%) provengono dalle Regioni del sud Italia.
C’è poi una parte ambulatoriale dove afferiscono circa 1200 pazienti/anno.
La sezione di emodialisi ha in dotazione 6 reni artificiali dedicati ai giovani in emodialisi cronica di Genova ed hinterland.
L’Unità Operativa è inoltre dotata di un “Laboratorio di fisiopatologia dell’uremia” che è composto da diverse sezioni (biochimica delle proteine e proteomica, genetica molecolare, biologia cellulare) dove operano un medico, tre biologi e due tecnici dipendenti dell’Istituto ed altri tre biologi dipendenti della Fondazione per lo studio delle malattie renali.

Importante è la produzione scientifica negli anni: dal 2007 al 2010 l’ “impact factor” (indice che misura in maniera oggettiva il valore delle pubblicazioni internazionali) totale è stato di 490 con un trend al rialzo. E’ degno di nota che più persone dello staff nefrologico abbiano un H-index significativo: Ghiggeri 33, Caridi 29, Candiano 29, Ginevri 21, Verrina 21.

Temi di interesse della ricerca e della clinica sono la fisiopatologia e terapia della sindrome nefrosica (argomento nel quale il dottor Gian Marco Ghiggeri è classificato in seconda posizione nella speciale classifica per temi BiomedExperts Profile). Un’area dove il gruppo nefrologico ha contribuito in maniera rilevante è la genetica della sindrome nefrosica.
Un secondo argomento di interesse sono le malformazioni renali, ricerca per la quale il Gaslini si avvale della collaborazione della Columbia University di New York City, per lo studio dei geni implicati e la genetica delle nefropatie famigliari con fibrosi.
Il laboratorio afferente alla UO ha grandi interessi nello sviluppo di tecnologie d’analisi avanzate e più recentemente è in fase di sviluppo un’area di ricerca sulle terapie cellulari.


Per informazioni stampa:
dr. Maura Maccio'
Responsabile Ufficio Stampa Istituto Giannina Gaslini
e-mail: [email protected]

Il Gaslini applica e valida un farmaco biologico che sostituisce le terapie esistenti eliminandone gli effetti tossici.

La somministrazione della terapia avviene una volta ogni 6-12 mesi con importanti vantaggi nella vita dei piccoli pazienti, a fronte di scarsi effetti collaterali.

Nel 10 % dei casi è stata ottenuta la stabile remissione della malattia.

I ricercatori dell’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi, Trapianto dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, al termine di uno studio durato 3 anni, hanno dimostrato che l’uso di un farmaco biologico (utilizzato in precedenza per le malattie del sangue) può fermare, stabilizzandola, la sindrome nefrosica, malattia renale che fino ad oggi produceva effetti devastanti sulla vita di tanti piccoli pazienti. Lo studio realizzato al Gaslini, che si è avvalso della partecipazione di centri di eccellenza nazionali ed internazionali - Università di Calgary (CN), e Università di Milano, Padova e Brescia - apparirà sulla prestigiosa rivista “Clinical  Journal american Society Nephrology”.

“La sindrome nefrosica è una delle più frequenti malattie renali in età pediatrica – spiega il dottor Gian Marco Ghiggeri, Direttore dell’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi, Trapianto del Gaslini – colpisce 1 paziente su 50.000 e può presentare problemi di terapia. Nella grande maggioranza dei casi richiede lunghi cicli terapeutici (che in genere durano anni) con farmaci steroidei ed immunodepressori, che creano effetti collaterali devastanti per i bambini: cataratta, osteoporosi, arresto della crescita, ipertensione arteriosa. Questa scoperta nasce a 50 anni dalla validazione delle prime terapie per la sindrome nefrosica, che allora all’avanguardia, presentano oggi limiti inaccettabili a causa degli effetti collaterali”.

La ricerca - basata sul principio scientifico della randomizzazione - dimostra per la prima volta l’utilità della terapia biologica nella sindrome nefrosica, che di fatto sostituirà le altre terapie in uso. “Un’Importante novità è la somministrazione degli anticorpi monoclonali, che avviene una volta ogni 6-12 mesi, con enormi vantaggi nella vita dei piccoli pazienti – spiega il dottor Gian Marco Ghiggeri – sia dal punto di vista delle complicanze fisiche, che vengono notevolmente ridotte, sia dal punto di vista psicologico: eliminare la necessità della cura quotidiana, permette a molti pazienti una nuova vita senza l’incubo giornaliero della dipendenza dalle “pillole” e l’ansia dei genitori sul loro effetto”.
Nel 10 % dei casi è stata ottenuta la stabile remissione della malattia.

“Questa scoperta è il naturale completamento del lavoro pionieristico realizzato al Gaslini dalla professoressa Rosanna Gusmano, recentemente scomparsa, e ben si inserisce nella tradizione dell’Istituto” ha sottolineato il Direttore Generale del Gaslini dottor Paolo Petralia.  “La scoperta cade a quarant’anni dalla prima dialisi in un bambino effettuata al Gaslini nel 1969 dalla professoressa Gusmano – aggiunge il dottor Petralia - ricordiamo oggi quella procedura che significò l’inizio di una nuova vita per tanti piccoli pazienti, che prima di allora non avevano possibilità di sopravvivenza. Siamo orgogliosi di presentare oggi un’altra tappa fondamentale per la cura delle malattie renali pediatriche”.

La terapia si basa su una nuova interpretazione della genesi della malattia renale che - in soggetti predisposti - può essere determinata da un eccesso di risposta ad infezioni, causate da agenti esogeni (batteri, virus).
Osservazioni casuali avevano recentemente suggerito che l’eliminazione di cellule del sangue, note come linfociti B, potesse contribuire a mantenere una stabile normalità in piccoli pazienti affetti da sindrome nefrosica.
 “La ricerca condotta presso l’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi e Trapianto del Gaslini – conclude Ghiggeri - ha dimostrato per la prima volta che la terapia biologica con un anticorpo monoclonale, prodotto in laboratorio da cellule murine e rivolto verso i linfociti B umani (anticorpo anti CD20, Rituximab),produce una stabile remissione della sindrome nefrosica e permette la sospensione delle altre terapie a base di cortisone ed immunodepressori”.


L’UOC  Nefrologia, Dialisi, Trapianto 

L’Unità Operativa Nefrologia, Dialisi, Trapianto del Gaslini consiste di una parte diagnostica/terapeutica  con degenza (15 letti, circa 1200 pazienti/anno) ed un Day Hospital su cui gravitano circa 1200-1300 pazienti/anno per un totale di 2500 pazienti all’anno.
La maggior parte dei pazienti (85-90%) provengono dalle Regioni del sud Italia.
C’è poi una parte ambulatoriale dove afferiscono circa 1200 pazienti/anno.
La sezione di emodialisi ha in dotazione 6 reni artificiali dedicati ai giovani in emodialisi cronica di Genova ed hinterland.
L’Unità Operativa è inoltre dotata di un “Laboratorio di fisiopatologia dell’uremia” che è composto da diverse sezioni (biochimica delle proteine e proteomica, genetica molecolare, biologia cellulare) dove operano un medico, tre biologi e due tecnici dipendenti dell’Istituto ed altri tre biologi dipendenti della Fondazione per lo studio delle malattie renali.

Importante è la produzione scientifica negli anni: dal 2007 al 2010 l’ “impact factor” (indice che misura in maniera oggettiva il valore delle pubblicazioni internazionali) totale è stato di 490 con un trend al rialzo. E’ degno di nota che più persone dello staff nefrologico abbiano un H-index significativo: Ghiggeri 33, Caridi 29, Candiano 29, Ginevri 21, Verrina 21.

Temi di interesse della ricerca e della clinica sono la fisiopatologia e terapia della sindrome nefrosica (argomento nel quale il dottor Gian Marco Ghiggeri è classificato in seconda posizione nella speciale classifica per temi BiomedExperts Profile). Un’area dove il gruppo nefrologico ha contribuito in maniera rilevante è la genetica della sindrome nefrosica.
Un secondo argomento di interesse sono le malformazioni renali, ricerca per la quale il Gaslini si avvale della collaborazione della Columbia University di New York City, per lo studio dei geni implicati e la genetica delle nefropatie famigliari con fibrosi.
Il laboratorio afferente alla UO ha grandi interessi nello sviluppo di tecnologie d’analisi avanzate e più recentemente è in fase di sviluppo un’area di ricerca sulle terapie cellulari.


Per informazioni stampa:
dr. Maura Maccio'
Responsabile Ufficio Stampa Istituto Giannina Gaslini
e-mail: [email protected]

“Rapporto Osservasalute 2010. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle Regioni italiane” 2011-03-21T11:06:12Z 2011-03-21T11:06:12Z https://fcenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=125110:rapporto-osservasalute-2010-stato-di-salute-e-qualita-dellassistenza-nelle-regioni-italiane&catid=205:fce-informa pratis [email protected]

La salute degli italiani, per quanto ancora discreta, si va sgretolando a colpi di cattivi comportamenti (in fatto di alimentazione, sedentarietà e consumo di alcol in eccesso soprattutto tra i giovani). Queste abitudini sbagliate, oltretutto, sembrano divenute “normali” (e accettate per tali) agli occhi dei cittadini del Bel Paese che, quindi, non si applicano per cambiarle. Anche la salute delle donne perde terreno, infatti ha smesso di crescere la loro aspettativa di vita, basti pensare che negli ultimi 5 anni, l’aspettativa di vita delle donne è aumentata di appena tre mesi (da 84 anni nel 2006 a 84,1 anni nel 2009, 84,3 nel 2010), mentre per gli uomini è aumentata di sette mesi nello stesso arco di tempo (da 78,4 anni nel 2006 a 78,9 anni nel 2009, 79,1 nel 2010).

E le donne, incuranti della propria salute, stanno sempre più assumendo stili di vita che ricalcano quelli maschili, per esempio il consumo di alcol: sono infatti aumentate le donne adulte (19-64 anni) con consumi di alcol a rischio (si ritengono a rischio le donne che eccedono il consumo di 20 grammi di alcol al giorno, 1-2 Unità Alcoliche), la prevalenza è passata dall’1,6% nel 2006 al 4,9% nel 2008.

“Ma i problemi di salute degli italiani non dipendono solo dalla loro cattiva volontà che li porta a essere sedentari e poco inclini a corretti stili di vita” – ha dichiarato il Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma – “bensì anche dal deteriorarsi, soprattutto nelle regioni in difficoltà sul piano economico (soprattutto al Sud), di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione. A ciò si aggiunge il problema della chiusura degli ospedali che, sebbene concepita per razionalizzare il sistema, determina però poi la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze”.

“In dieci anni di federalismo sanitario, con la sanità ormai trasferita interamente alle regioni, il problema è che quelle deboli corrono il rischio di essere travolte, la sanità rischia cioè di essere l'elemento dirompente della Regione in toto”, ha affermato il professor Ricciardi.

“L'egemonia che hanno avuto i piani di rientro sul governo dei conti approfondisce il baratro dei servizi e della sostenibilità delle regioni, erodendo i servizi sociali e sanitari.

Alla necessaria azione di risanamento dei conti deve essere infatti affiancata, una coerente strategia di programmazione e controllo dei servizi sanitari, basata su evidenze epidemiologiche e scientifiche “forti”, senza le quali i problemi delle regioni in difficoltà sono destinati ad aggravarsi in modo progressivo”.

È questa la situazione che emerge dall’ottava edizione del Rapporto Osservasalute (2010), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all'Università Cattolica. Pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 203 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

 Questo in estrema sintesi è ciò che emerge dalla ottava edizione del Rapporto Osservasalute (2010), secondo i 203 ricercatori che ne sono autori coordinati dal prof. Walter Ricciardi, Direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica e Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma.  

Tutta la documentazione e tutti i profili delle 19 Regioni italiane + le 2 Province autonome sono pubblicati su Cattolicanews, il giornale on line dell’Università Cattolica, all’indirizzo www.cattolicanews.it e sul sito dell’Osservatorio www.osservasalute.it         

 

Dr. Nicola Cerbino

responsabile Ufficio stampa

Università Cattolica sede di Roma

e Policlinico universitario "Agostino Gemelli"

 

La salute degli italiani, per quanto ancora discreta, si va sgretolando a colpi di cattivi comportamenti (in fatto di alimentazione, sedentarietà e consumo di alcol in eccesso soprattutto tra i giovani). Queste abitudini sbagliate, oltretutto, sembrano divenute “normali” (e accettate per tali) agli occhi dei cittadini del Bel Paese che, quindi, non si applicano per cambiarle. Anche la salute delle donne perde terreno, infatti ha smesso di crescere la loro aspettativa di vita, basti pensare che negli ultimi 5 anni, l’aspettativa di vita delle donne è aumentata di appena tre mesi (da 84 anni nel 2006 a 84,1 anni nel 2009, 84,3 nel 2010), mentre per gli uomini è aumentata di sette mesi nello stesso arco di tempo (da 78,4 anni nel 2006 a 78,9 anni nel 2009, 79,1 nel 2010).

E le donne, incuranti della propria salute, stanno sempre più assumendo stili di vita che ricalcano quelli maschili, per esempio il consumo di alcol: sono infatti aumentate le donne adulte (19-64 anni) con consumi di alcol a rischio (si ritengono a rischio le donne che eccedono il consumo di 20 grammi di alcol al giorno, 1-2 Unità Alcoliche), la prevalenza è passata dall’1,6% nel 2006 al 4,9% nel 2008.

“Ma i problemi di salute degli italiani non dipendono solo dalla loro cattiva volontà che li porta a essere sedentari e poco inclini a corretti stili di vita” – ha dichiarato il Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma – “bensì anche dal deteriorarsi, soprattutto nelle regioni in difficoltà sul piano economico (soprattutto al Sud), di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione. A ciò si aggiunge il problema della chiusura degli ospedali che, sebbene concepita per razionalizzare il sistema, determina però poi la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze”.

“In dieci anni di federalismo sanitario, con la sanità ormai trasferita interamente alle regioni, il problema è che quelle deboli corrono il rischio di essere travolte, la sanità rischia cioè di essere l'elemento dirompente della Regione in toto”, ha affermato il professor Ricciardi.

“L'egemonia che hanno avuto i piani di rientro sul governo dei conti approfondisce il baratro dei servizi e della sostenibilità delle regioni, erodendo i servizi sociali e sanitari.

Alla necessaria azione di risanamento dei conti deve essere infatti affiancata, una coerente strategia di programmazione e controllo dei servizi sanitari, basata su evidenze epidemiologiche e scientifiche “forti”, senza le quali i problemi delle regioni in difficoltà sono destinati ad aggravarsi in modo progressivo”.

È questa la situazione che emerge dall’ottava edizione del Rapporto Osservasalute (2010), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all'Università Cattolica. Pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Rapporto è frutto del lavoro di 203 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

 Questo in estrema sintesi è ciò che emerge dalla ottava edizione del Rapporto Osservasalute (2010), secondo i 203 ricercatori che ne sono autori coordinati dal prof. Walter Ricciardi, Direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica e Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma.  

Tutta la documentazione e tutti i profili delle 19 Regioni italiane + le 2 Province autonome sono pubblicati su Cattolicanews, il giornale on line dell’Università Cattolica, all’indirizzo www.cattolicanews.it e sul sito dell’Osservatorio www.osservasalute.it         

 

Dr. Nicola Cerbino

responsabile Ufficio stampa

Università Cattolica sede di Roma

e Policlinico universitario "Agostino Gemelli"