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La prevenzione dei disturbi cognitivi dell'anziano
Scritto da Nico Filippo e Valgiusti Desolina   
Indice
La prevenzione dei disturbi cognitivi dell'anziano
Quadri morbosi
Manifestazioni della CIS
Criteri diagnostici
Tavola 1
Tavola 2 e Commenti
Tutte le pagine

Cenni storici

Vorrei ricostruire una giornata che ha segnato, a mio avviso, una svolta epocale nella storia della Medicina. Immaginiamo di essere in una piccola città del centro Europa, bella per i suoi monumenti gotici e romani e famosissima per la sua antica università. E’ una mattinata che immagino fredda e grigia: siamo al 3 novembre 1906 in un’aula dell’Università di Tubinga, dove si sta svolgendo una riunione della Società di Neuropsichiatria Tedesca.
Un neurologo clinico di Monaco, ancor giovane e noto, ma non famoso come diverrà in seguito, sta facendo una relazione dal titolo improponibile che vi leggo tradotto: "Una singolare malattia della corteccia cerebrale".
Si tratta di Alois Alzheimer allora poco più che quarantenne e tra poco cattedratico a Breslavia. Lo ascoltano 88 colleghi, tra cui nome prestigiosi come Wollenberg, Fleischer, Frank, Mayer e Binswanger.
Alla fine della relazione, chiara e sintetica, il verbale della riunione si chiude con una laconica postilla: KEINE DISKUSSION, "nessun commento", postilla dura come una lapide che mi ha lasciato letteralmente stupefatto e sconvolto.
Evidentemente i colleghi erano troppo distratti o sorpresi per comprendere che era iniziata un'autentica rivoluzione culturale. Ben diversamente andranno le cose quando la comunicazione apparirà stampata l’anno dopo (1907) sulla rivista di Psichiatria.
Cominceranno infatti allora studi mirati ad individuare criteri rigorosi che potessero far distinguere clinicamente la demenza di Alzheimer dalle demenze vascolari o multinfartuali, già note da tempo anche per i contributi di neurologi illustri come Charcot e Parkinson.
Ben presto si vide che nonostante i criteri e le scale proposte fossero dettagliati e precisi, esisteva un gran numero di casi di demenza che non poteva essere assegnato con relativa certezza all’uno o all’altro gruppo: questi casi, di gran lunga numericamente superiori agli altri due, vennero definiti come "forme miste" e più tardi più correttamente Sindromi demenziali Tipo Alzheimer (SDAT).
Alzheimer ritenne che la malattia da lui individuata fosse una malattia relativamente rara, indipendente da alterazioni circolatorie, dovuta ad un processo degenerativo primario che si manifestava in soggetti in età relativamente giovane.

Quali cause per la demenza senile?

Studi successivi, condotti in tempi più vicini agi giorni nostri, hanno confermato l’impostazione eziopatogenetica di Alzheimer individuando come causa di questa malattia alterazioni genetiche presenti in individui appartenenti a nuclei familiari, valutati in poche decine di migliaia in tutto il mondo.
Quindi una malattia genetica rara. Eppure ancor oggi si sente e si legge dappertutto che la malattia di Alzheimer rappresenta più del 70% dei casi di demenza divenuti negli ultimi 20 anni, milioni e milioni in tutto il mondo. Anche se si smettesse, e sarebbe ora, di adoperare il nome di Alzheimer come sinonimo di demenza, dal momento che non è certo ipotizzabile che quei pochi nuclei familiari si siano messi a fabbricare freneticamente milioni di individui nel giro degli ultimi 20 anni, oltretutto già vecchi e dementi, il problema rimarrebbe irrisolto. Un mistero? Forse.
Ma poiché noi condividiamo appieno il malizioso paradosso di Oscar Wilde che dice: "Il vero mistero del mondo è ciò che si vede e non l’invisibile", ci siamo messi a guardare con attenzione ciò che era ed è sotto gli occhi di tutti. E abbiamo scoperto due cose:

  • se si confronta la curva di incremento del numero degli anziani con la curva di incremento del numero di dementi, si vede che sono pressoché sovrapponibili;
  • se si seguono nel tempo gli anziani affetti dal cosiddetto deterioramento cognitivo fisiologico, dizione come vedremo errata, ci si può rendere conto che se sopravvivono 15/20 anni dall’inizio della comparsa dei sintomi, finiscono dementi.

 


 

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