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Lavorare con gli anziani
Scritto da Minuto Francesca   


Assistenza e bisogno 

Il lavoro degli operatori addetti all’assistenza, svolto quotidianamente a diretto contatto con gli anziani non sarà mai lodato a sufficienza!

E’ impossibile non cogliere la grande responsabilità di cui essi sono investiti: lo "star bene" di chi ha bisogno primariamente di essere accudito, e la cui serenità complessiva dipende dalle parole, dai gesti, dall’attenzione che è loro rivolta.
La vecchiaia è un’età della vita sulla quale è dovere operare in termini di riabilitazione, valorizzazione, reinserimento, e a ciò è possibile giungere solo attraverso il recupero della dimensione relazionale, affettiva, emotiva del rapporto tra operatore e anziano.
Partecipare alla sofferenza fisica e psicologica dell’anziano , e in particolare della persona non autosufficiente, significa restituire significato al suo corpo che ancora avverte il calore dell’amicizia e dell’affetto.
Di qui la loro dipendenza per le necessità più intime, e l’abbandono rassegnato a mani più forti e più esperte, rinunciando talvolta al pudore e alla gelosia per il proprio corpo. La malattia è umiliante perché costringe alla perdita della propria dignità.
E’ importante animare il tempo libero dell’anziano, in maniera coinvolgente, dando occasioni, provocazioni positive, stimoli sia di gruppo che per singoli individui. Animazione quindi come modalità di intrecciare nuove relazioni, di trasformazione, di promozione di una globale progettualità che superi l’assistenzialismo e promuova la persona in tutte le sue potenzialità.

Aspetti psicologici della vecchiaia
La senescenza fisiologica comporta conseguenze sia negative sia positive.
Negli anziani l’energia e le attività si riducono progressivamente e insensibilmente; il campo degli interessi intellettuali si restringe, diminuiscono la memoria di fissazione e l’elasticità mentale, le idee nuove vengono analizzate con minore vivacità e subentra un certo scetticismo, certi tratti di carattere socialmente poco apprezzabili (irascibilità, diffidenza, desideri di vendicarsi degli affronti subiti…) prima dominati, ora sfuggono sempre di più all’autocontrollo.
Accanto a questi aspetti non desiderabili, compaiono tuttavia aspetti positivi, che costituiscono il rovescio della medaglia di questa fase della vita.
Riducendosi le attività ed affievolendosi anche gli impulsi sessuali viene favorita la sedentarietà e la riflessione. Restringendosi il campo dei nuovi interessi è facilitata la sintesi delle acquisizioni precedenti.
La storia ci insegna che l’età avanzata non è di impedimento allo svolgimento di imprese memorabili e alla creazione di opere immortali nei campi della letteratura, delle arti figurative, della musica e della scienza.
La prudenza e l’equilibrio derivati dall’esperienza rappresentano apprezzabili qualità positive.
Infine gli aspetti della vecchiaia sul corpo e sullo spirito non sono necessariamente paralleli. Così può accadere che certi individui siano intellettualmente lucidi e vivaci mentre il loro fisico è aggravato dagli acciacchi. All’opposto si osservano soggetti ancora forti e agili ma intellettualmente privi di analoga efficienza. Quindi non trattare tutte le persone anziane al medesimo modo, ma valorizzare le loro potenzialità.

Un possibile progetto
Si propone di:

  •  impegnare in maniera continua l’anziano in attività pseudo-sportive e di recupero della notorietà;
  • impegnare l’anziano in attività culturali e solidali per distrarlo dagli affanni quotidiani e ribaltare la credenza corrente e diffusa che ritiene l’anziano fuori da ogni attività;
  • affermare che l’anziano costituisce una vera e propria risorsa per tutti: una risorsa in senso di memoria storica, di percorsi di vita da rileggere senza enfasi, ma anche senza pregiudiziali esclusioni, di esperienza nel significato autentico della ricerca e della fatica che essa comporta;
  • favorire la possibilità di un intervento efficace nella direzione dell’estensione agli anziani del diritto allo sport, al di fuori di ogni discriminazione;
  • favorire momenti di aggregazione e socializzazione, di crescita umana per gli anziani nelle zone ad alto disagio sociale, attraverso attività motorie-sportive, artistico-ricreative;
  • sensibilizzare le parrocchie sulla necessità di rendere fruibili agli anziani spazi o strutture sportive a volte abbandonate o sottoutilizzate per carenza di operatori;
  • formare operatori capaci di trattare con gli anziani;
  • valorizzare le risorse personali degli anziani.

Dott.ssa Francesca Minuto
Psicologa clinica – psicodiagnosta - conduttrice di gruppi
Savona

 

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