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Cefalea tensiva cronica in adolescenza: specchio di disagio psicologico
Scritto da Cristina Serra   
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Cefalea tensiva cronica in adolescenza: specchio di disagio psicologico
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Uno studio dell’Ospedale Materno-Infantile Burlo Garofolo pone le basi per comprendere meglio l’origine di questo disturbo che non è solamente di natura neurologica

TRIESTE – Il mal di testa è un disturbo in costante incremento anche nella popolazione giovanile (bambini ed adolescenti) ed è causa di frequenti e ripetute assenze scolastiche. Un’indagine condotta dai ricercatori della Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile e Neurologia Pediatrica e dell’Unità di Biostatistica dell’IRCCS Materno-Infantile Burlo Garofolo di Trieste, e pubblicata sul Journal of Pediatric Psychology, ha documentato come gli adolescenti sofferenti di cefalea tensiva cronica riferiscano un disagio generale che coinvolge più aspetti della vita sociale ed affettiva.
La cefalea tensiva (CT) è un tipo di mal di testa che non ha origine da patologie endocraniche, interessa il 30-70% della popolazione e incide a livello sociale con costi elevati, dovuti all’interferenza con le attività lavorative e sociali quotidiane soprattutto nella sua forma cronica. In quest’ultima forma, il disturbo si manifesta per oltre 180 giorni l’anno e per più di sei mesi. Le cause della CT, tuttavia, devono ancora essere identificate con certezza.
“E’ un dato confermato - spiegano Renata Aliverti, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, e Sara Battistutta, ricercatrice del Burlo Garofolo e autore principale dell’indagine – che il mal di testa sia in costante incremento anche nella popolazione giovanile, causando frequenti e ripetute assenze scolastiche. Pochi, purtroppo, sono gli studi che hanno esaminato a fondo il problema fra gli adolescenti; quasi tutti, poi, si sono focalizzati sul rapporto esistente fra CT e problemi quali ansia e depressione. Per tale motivo, ci siamo domandati: esistono differenze a livello emotivo e comportamentale tra gli adolescenti che soffrono di cefalea tensiva cronica (CTC) e i coetanei che non ne soffrono? E ancora: può la CTC rappresentare un campanello di allarme associato a disturbi di origine psicologica?”
Per questo studio, sono stati reclutati 48 adolescenti con CTC e 135 soggetti sani reclutati nelle scuole, tutti di età compresa fra 11 e 18 anni. I ragazzi sono stati esaminati per mezzo di questionari self-report (Youth Self-Report, in cui è il ragazzo stesso a descrivere come si percepisce), mentre ai loro genitori è stato chiesto di rispondere a un analogo questionario di auto-somministrazione (Child Behavior Check-List in cui il genitore descrive il proprio figlio). Questo è stato uno degli aspetti originali della ricerca.
“Per ciascun soggetto – spiegano gli autori - abbiamo valutato se ci fossero problemi di tipo internalizzante (ansia, depressione, somatizzazioni), oppure di tipo esternalizzante (comportamenti aggressivi o oppositivi) o entrambi. Ma abbiamo anche preso in considerazione gli aspetti sociali (difficoltà nelle relazioni sociali) e i problemi di attenzione.”
I dati, raccolti fra il 2004-2006, hanno permesso di tracciare due profili: il profilo delle competenze del ragazzo (attività praticate, attitudini sociali e rendimento scolastico), e il profilo sindromico, che ha fornito informazioni sulla presenza o meno di problemi internalizzanti ed esternalizzanti. “Punteggi elevati nel profilo delle competenze – dice Marco Carrozzi, Direttore della S.C. di Neuropsichiatria – indicano un adolescente con buone abilità sociali, cognitive e scolastiche, necessarie per favorire un adattamento psicologico adeguato con efficienti fattori di protezione emotivi. Al contrario, alti
punteggi nel profilo sindromico suggeriscono la presenza di un soggetto con carenze nelle aree esaminate, quindi più fragile e con minori fattori di protezione rispetto agli inevitabili conflitti insiti nel processo evolutivo.”


 

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